Collezioni Egittologiche Virtuali

Collezioni Egittologiche 10 Aprile 2020

Diario di Bordo

Sulla pagina Facebook del Sistema Museale di Ateneo stiamo pubblicando il nostro Diaro di bordo, con piccoli contributi quotidiani su tutti i musei.

  • Specchio in bronzo dorato
    Questo bellissimo specchio in bronzo ageminato d’oro, di elettro (una lega di oro e argento) e di rame è stato rinvenuto all’interno della tomba T22 della necropoli del Nuovo Regno a Soleb, in Sudan ed è uno dei pezzi più preziosi della nostra collezione.
  • L’occhio di Horus e il dio Bes
    Le sei placchette circolari in faience azzurra furono acquistate nel 1988 sul mercato antiquario e donate nel 1991 alle Collezioni Egittologiche. Ciascuna di esse reca su una faccia la testa del dio Bes, sull’altra l’occhio di Horus, entrambi simboli dotati di una forte valenza protettiva.
  • Statua in bronzo e foglia d’oro dalla tomba WT9 di Sedeinga, Epoca Meroitica (III d.C.)
    Osiride è raffigurato come un uomo mummificato con le braccia incrociate sul petto nell’atto di reggere lo scettro e il flagello simboli del potere regale. Sul capo porta la corona bianca fiancheggiata da due piume di struzzo e spesso sormontata da un disco solare, nel quale la corona è decorata al centro da un serpente.
  • Michela Beomonte Schiff Giorgini: una vita dedicata all’archeologia Michela non era un’archeologa di professione ma la sua forte passione per la cultura faraonica la condusse nella Nubia sudanese ove a partire dal 1957, e per i vent’anni successivi, si dedicò all’esplorazione dei siti di Soleb e Sedeinga scavando sotto il patrocinio dell’Università di Pisa.
  • Disegni e tavole dall’Egitto, splendide riproduzioni sotto la guida di Ippolito Rosellini Una delle imprese più importanti fra quelle portate a compimento da Ippolito Rosellini al rientro dalla spedizione franco-toscana fu senza dubbio la pubblicazione dei “Monumenti dell’Egitto e della Nubia”
  • Piccoli coccodrilli come reliquia Nel 1999 fu individuato un edificio con vasca quadrata e furono trovate più di trenta uova di coccodrillo sepolte nella sabbia, alcune contenenti feti in vari stadi d’evoluzione.
  • I vetri bizantini da Medinet Madi Nel 1988, a Medinet Madi nell’oasi del Fayum nel corso delle indagini archeologiche condotte dall’Università di Pisa, furono recuperati numerosi frammenti di vetro.
  • Un ritratto del faraone Amenofi III è uno dei faraoni di cui conosciamo maggiormente l’aspetto, grazie al gran numero delle sculture rinvenute che ritraggono il sovrano nelle diverse fasi della sua vita e del suo regno.
  • La pesatura del cuore Fra i tanti amuleti che accompagnavano il defunto nella tomba uno aveva vitale importanza: lo scarabeo del cuore, generalmente collocato al di sopra delle bende della mummia o fra le bende in corrispondenza del cuore.
  • Il decifratore di geroglifici Nella seconda sala del museo è conservato il ritratto in costume orientale del decifratore dei geroglifici J.F. Champollion, realizzato dal pittore emiliano Ubaldo Umiltà nella seconda metà dell’Ottocento.
  • L’importanza del colore azzurro nella maschera per il defunto La maschera è parte di una originaria reticella fatta di perline tubolari in faience intrecciate in modo da formare una rete che gli antichi Egizi usavano adagiare sulle bende della mummia.
  • Kenamun, l’undicesima mummia – prima pillola. Kenamun visse al tempo del faraone Amenofi II (Nuovo Regno, XVIII Dinastia – XV sec. a.C. ca.). del quale fu fratello di latte. La madre di Kenamun fu infatti una dama di corte che ebbe l’onore di fare da nutrice al faraone.
  • Kenamun, l’undicesima mummia – seconda pillola. Il sarcofago e la mummia ormai scheletrizzata furono portati in Italia, insieme ad altri dieci sarcofagi e alle loro mummie, da Ippolito Rosellini al termine della spedizione congiunta franco-toscana in Egitto e Sudan del 1828-29.
  • La collezione Picozzi. Nel corso degli anni la collezione passò in eredità ai discendenti della famiglia Rosellini. Furono infine i figli di Laura Birga Picozzi, nipote di Gaetano Rosellini, a donarla all’Università di Pisa nel 1962 esaudendo le ultime volontà della madre.

L’app

Per una visita virtuale delle Collezioni Egittologiche, è possibile scaricare l’app gratuita izi.travel sul proprio smartphone, cercando il tour “Collezioni egittologiche dell’Università di Pisa” che contiene 26 schede descrittive da leggere o ascoltare.

Musei a 360 Gradi

Scopri le Collezioni Egittologiche grazie alle fotografie a 360 gradi del sito Pisa360

Tour virtuale in LIS (Lingua dei Segni Italiana)

In ogni video sono presenti sottotitoli e un sottofondo audio che può essere ascoltato anche dai più piccoli.

  1. Le Collezioni Egittologiche – La prima puntata è dedicata alla storia delle collezioni. Le Collezioni Egittologiche sono oggi un punto di riferimento per gli studiosi e gli appassionati di archeologia e storia dell’antico Egitto per l’importanza dei suoi reperti, specialmente quelli provenienti dall’area dell’antica Nubia, in larga parte frutto degli scavi effettuati sotto il patrocinio dell’Università di Pisa.
  2. Il Calice di vetro – La seconda puntata è dedicata al calice di vetro blu, uno dei pezzi più preziosi della collezione. Ornato da una iscrizione greca (“Bevi e tu possa vivere!”) e da una decorazione figurata, policroma e dorata, d’ispirazione egittizzante ed alessandrina, il calice è da collocare tra i capolavori della produzione vitrea d’età romana (III sec. d.C.).
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